mercoledì 26 ottobre 2011

PERSONALE EX EE. LL. - NOTA SNALS -

Il Segretario Generale, al fine di porre in essere ogni azione utile per addivenire alla soluzione per il personale ATA transitato dagli EE.LL. allo Stato, giuste Sentenze della Corte Europea dei diritti umani del 7/6/2011 e della Corte di Giustizia Europea del 6/9/2011 (inserite in area riservata), ha inoltrato agli organi competenti la nota che di seguito riportiamo.


Roma, 25 ottobre 2011


prot. 324 -Segr/MPN/DON/ott25


Al Ministro dell'Istruzione Università e della Ricerca
Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Presidente del Senato della Repubblica
Al Presidente della Camera dei Deputati
Ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato
LORO SEDI


Oggetto: Attuazione delle Sentenze della Corte Europea dei Diritti Umani del 7/6/2011 e della Corte di Giustizia Europea del 6/9/2011.


Con la presente, si fa seguito alla nostra precedente richiesta del 23/6 u.s., con la quale si chiedeva un incontro urgente al fine di addivenire alla giusta soluzione per il personale ATA transitato dagli EE.LL. allo Stato, a seguito della pronuncia in senso favorevole, in data 7/6/2011, della Corte Europea che ha accolto il ricorso proposto da alcuni lavoratori appartenenti al personale ATA della scuola, transitati dagli Enti Locali allo Stato a norma della L. n. 124/99, che avevano lamentato la violazione dell'art. 6 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo (CEDU).


Il 6/9 u.s. anche la Corte di Giustizia Europea si è pronunciata favorevolmente sul ricorso proposto da un altro gruppo di lavoratori ATA, (amministrativi, tecnici ed ausiliari), che si trovavano nelle stesse condizioni.


Considerato che le suddette Sentenze hanno:
- accertato che lo Stato italiano, con la cosiddetta legge di interpretazione autentica (legge finanziaria 2006) che ha interpretato l'art. 8 della L. n. 124/99 nel senso di non riconoscere l'intera anzianità pregressa maturata presso l'Ente di provenienza, ha violato i diritti degli interessati;


- affermato che le autorità italiane non potevano emanare una legge retroattiva in corso di causa in contrasto con l'art. 6 della Convenzione europea, che invece garantisce il diritto al giusto processo;
con la presente si sollecita il predetto incontro al fine di addivenire alla giusta soluzione per gli interessati anche in considerazione del fatto che la Suprema Corte di Cassazione ha modificato il proprio orientamento con la sentenza n. 21441 del 17/10 u.s..


In attesa di un cortese e celere cenno di riscontro, si coglie l'occasione per porgere distinti saluti.


Il Segretario Generale
(Marco Paolo Nigi)

lunedì 24 ottobre 2011

SENTENZA DELLA CASSAZIONE 12 OTTOBRE 2011 -

Sentenza della Cassazione, depositata il 12 ottobre scorso successiva alle sentenze "europee"

venerdì 7 ottobre 2011

LA SEGRETERIA DELLO SNALS RISPONDE AL COMITATO





LACONICA RISPOSTA DELLO SNALS ALLE SOLLECITAZIONI DEL COMITATO NAZIONALE  TRAMITE  VINCENZO LO VERSO.

mercoledì 5 ottobre 2011

QUESITO ALL' AVV. SULLAM

Quesito al nostro Avvocato sui tempi tecnici ricorso CEDU sulla sentenza Agrati del Governo Italiano


Egregio Signor Loverso,
rispondo alla Sua domanda sulla questione del termine entro il quale la "Grande Camera" della CEDU deve esaminare il reclamo.


La procedura, regolata dall'art. 43 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo è dell'art. 73 del Regolamento di procedura, è la seguente:
Se una delle parti in causa chiede che il caso sia rinviato dinnanzi alla "Grande Camera" l'istanza deve
essere relativa a "gravi problemi di interpretazione o dell'applicazione della Convenzione o dei suoi protocolli o comunque a una importante questione di carattere generale".


L'istanza /cioè nel nostro caso il reclamo presentato dallo Stato italiano viene esaminata preventivamente da un Collegio di 5 Giudici della "Grande Camera" sulla base della documentazione e degli atti depositati dalle parti davanti alla Sezione che aveva pronunciato la sentenza (nel nostro caso la II Sezione).


Il Collegio accoglie il relcamo solo se ritiene l'esistenza di una "questione grave" sulla quale debba pronunciarsi la "Grande Camera" con una nuova sentenza. Se il Collegio non ritiene che la "questione grave" esista, rigetta il reclamo, senxza motivare la propria decisione e la sentenza della Sezione diventa definitiva.


Non esiste, tuttavia, un termine per la pronuncia del Collegio di 5 Giudici..

Ciò detto, se questo Collegio dovesse accogliere l'istanza dello Stato italiano, la causa verrà da me discussa in pubblica udienza davanti alla Grande Chambre.


Cordiali saluti.
Avv. Isacco Sullam

martedì 27 settembre 2011

ALTRO CHE CAMERA E SENATO,LA CASTA STA NELLE REGIONI

Altro che Camera e Senato, la Casta sta nelle Regioni. Il governo ha provato a metterle a dieta ma dopo il naufragio del piano presentato da Tremonti, che avrebbe ridotto poltrone e auto blu, è rimasto solo l’articolo 14 della manovra a ridurre le spese. Prevede di tagliare il numero di consiglieri e assessori. Ma le Regioni non ci stanno. Secondo la manovra dalla prossima legislatura i consiglieri regionali dovranno essere in proporzione al numero dei cittadini stabilito dal censimento del 2001. A conti fatti ci sarebbe un taglio di almeno una decina di poltrone ogni ente. Non solo. Lo stesso provvedimento prescrive che gli assessori non siano più di un quinto dei consiglieri, cioè da 2 a 6 in meno ciascuno rispetto ad ora. Un risparmio rilevante ma soltanto virtuale visto che le Regioni, proprio in questi giorni, hanno sferrato la controffensiva. In nome dell'autonomia legislativa e delle norme contenute nei singoli statuti, gli enti locali rimandano al mittente l'articolo taglia posti. Certo qualche governatore avverte che è pronto a varare piani anti-sprechi, ma per ora niente di concreto. Nello stesso tempo restano le proteste verso l'esecutivo per la riduzione dei trasferimenti, soprattutto quelli che finanziano i trasporti pubblici che obbligheranno le Regioni alla riduzione dei servizi. Ma le poltrone non si toccano. Se Montecitorio costa ai cittadini più di un miliardo all'anno e Palazzo Madama oltre 500 milioni di euro, gli enti locali non fanno grandi economie. La busta paga di un consigliere regionale è di poco inferiore a quella di un parlamentare. Anche se i benefici, in alcuni casi, sono di gran lunga maggiori. Nel Lazio, ad esempio, il vitalizio (da 3 a 6 mila euro netti al mese secondo le legislature trascorse alla Pisana) viene assegnato a 50 anni (con una piccola detrazione rispetto alla cifra intera che si porta a casa allo scoccare dei 55 anni). Per non parlare delle Commissioni: nel Lazio sono 20, contro le 8 della Lombardia (nelle altre Regioni sono ancora meno) o dei monogruppi (partiti con un unico consigliere che, tuttavia, hanno una segreteria di 5 persone e un'indennità specifica di 1.800 euro al mese in più per il capogruppo). Torniamo ai dati. Secondo lo schema del governo, il Lazio passerebbe dagli attuali 70 consiglieri (più il seggio del governatore) a 50, mentre gli assessori scenderebbero da 16 a 10. In Abruzzo il Consiglio perderebbe dieci posti (da 40 a 30) e quattro assessori (da 10 a 6). Il Piemonte avrebbe 50 consiglieri invece di 60 e 10 assessori (ora sono 11). La Lombardia resterebbe con le stesse poltrone mentre il Veneto avrebbe una riduzione di dieci seggi e di 2 assessori, come quasi tutte le altre Regioni. L'articolo 14, del resto, è chiaro: prevede 20 consiglieri per gli enti locali fino a un milione di abitanti (Umbria, Molise e Basilicata), 30 fino a 2 milioni, 40 fino a 4, 50 fino a 6 milioni, 70 fino a 8 e, infine, 80 consiglieri per più di 8 milioni di abitanti (la Lombardia). Ma non è tutto. La manovra del governo prevede anche che le Regioni dicano addio ai vitalizi dei consiglieri e tornino al sistema previdenziale contributivo. C'è poi il caso del Molise, dove si voterà tra una quindicina di giorni. Secondo il decreto del prefetto, che applica la vecchia legge 108 del '68, i consiglieri da eleggere sono 30. Invece secondo l'articolo 14 della manovra il Consiglio regionale del Molise dovrebbe essere composto da 20 consiglieri. Come andrà a finire? In ogni caso, le Regioni non ci pensano proprio a modificare i loro Statuti secondo le «indicazioni» del governo. Ha protestato per primo il presidente del Consiglio regionale dell'Umbria e vice coordinatore nazionale della Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali e delle Province autonome, Eros Brega, che ha bocciato l'articolo 14: «È palesemente incostituzionale». E se il presidente del Consiglio del Lazio, Mario Abbruzzese, spezza una lancia in favore delle inevitabili misure del governo per fronteggiare la crisi ma avverte che il provvedimento «si pone in netto contrasto con l'autonomia delle Regioni», va controcorrente il governatore della Puglia Nichi Vendola che due settimane fa ha annunciato: «Farò ricorso alla Corte costituzionale contro tutti gli aspetti di dubbia costituzionalità della legge di bilancio, ma non farò ricorso sull'indicazione prescrittiva dei 50 consiglieri come numero massimo, perché la trovo un'indicazione di sobrietà che condivido e che ho fatto mia». Un'eccezione. Mentre i tagli si allontanano.

Alberto Di Majo



http://www.iltempo.it/politica/2011/09/25/1288411-nelle_regioni_poltrone_blindate.shtml

domenica 25 settembre 2011

LA BEATA IGNORANZA

Gelmini, che gioia per i neutrini
"Quel tunnel tra Svizzera e Abruzzo"

Il ministro dell'Istruzione Università e ricerca si lancia in un comunicato entusiastico per la scoperta sui neutrini. E scivola paurosamente in un tunnel lungo dalla Svizzera all'Italia. "Per realizzarlo l'Italia ha partecipato con ben 45 milioni di euro".